Enrico Baccarini & Alberto Baroni
Firenze, IT

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Kalaripayattu: la madre delle arti marziali

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1 Luglio 2020

Il Kalaripayattu (o Kalari Payat) è una delle più antiche arti marziali conosciute ed è originaria del Kerala, uno stato dell’India meridionale situato tra le montagne che guardano l’interno del subcontinente e le coste occidentali del Mahalabar. Il termine significa letteralmente “pratica dell’arte del combattimento”, e deriva dalle parole in lingua malayalam kalari (“combattimento”) e ppayattu (“pratica”); secondo altri studiosi, invece, il termine deriverebbe dalla parola sanscrita khaloorika, che possiede i medesimi significati. Il Kalaripayattu è un’arte che affonda le sue radici nella più antica tradizione vedica risalente a 3500 anni fa e attinge la sua linfa vitale dai concetti dello yoga e della danza indiana nel comune patrimonio della medicina ayurvedica.

Tradizione vuole che il leggendario saggio Parasurana (sesto avatara di Vishnu), seguendo gli insegnamenti del dio Shiva, sia identificato come il fondatore di questa arte e avesse costituito 108 Kalari (scuole) in tutta la regione affinché i suoi allievi imparassero e tramandassero i suoi insegnamenti alle generazioni successive. Secondo studi condotti nell’ultimo decennio, il Kalaripayattu potrebbe essere l’arte marziale più antica della storia umana, da cui deriverebbero tutti gli altri metodi di combattimento asiatici sviluppatisi successivamente. Questa disciplina, affianco allo Yoga, rappresentò l’arte esterna della casta dei guerrieri indiani (gli Kshatriya), ma venne utilizzata perfino come sistema medico, utile a preparare l’organismo, e affiancata alla danza indiana.

Il Kalaripayattu è utilizzato in India anche come forma terapeutica laddove, tramite i cosiddetti punti Marma, ossia i 108 centri energetici e vitali del corpo umano (antesignani dei punti dell’agopuntura cinese), è secondo la medicina ayurvedica in grado di curare e rivitalizzare l’organismo. La pratica del Kalaripayattu è sempre preceduta dal Guruvandhanam, una serie di Forme di Saluto al cielo, alla terra, al proprio Guru e al dio Ganesha (la divinità che elimina gli ostacoli). Le Forme di Saluto (30 in tutto) sono usate per rinforzare e rilassare il corpo e per rafforzare la concentrazione.

Una serie di movimenti precisi (anche con gli occhi) sono direzionati verso i quattro punti cardinali coinvolgendo, nella loro dinamicità, tutto il corpo. Obiettivo finale non è solo, o tanto, la perfetta conoscenza delle tecniche di autodifesa, ma soprattutto la capacità di poter controllare e razionalizzare l’aggressività individuale, sviluppando quindi una coordinazione completa tra la mente e il corpo. Nei combattimenti vengono usati diversi tipi di armi tra cui bastoni, coltelli a una o più lame, spade a una o più lame, una frusta metallica, scudi e, non meno importante, anche il fuoco.

Abbiamo poc’anzi accennato alla possibilità che il Kalaripayattu possa essere la madre di tutte le arti marziali orientali: sospesa tra storia e leggenda, si racconta che il monaco indiano Bodhidharma avesse portato, nel suo peregrinare, questa disciplina in Cina verso il VI secolo d.C. insegnandola, insieme allo Yoga, ai monaci dei templi Shaolin come mezzo di difesa contro gli assalti dei briganti delle zone vicine. In seguito, questa pratica si sarebbe evoluta nel più noto Kung-fu e quindi nel Karate, nel Judo e nelle diverse ed articolate arti marziali asiatiche oggi note.

LA PRATICA DEL KALARIPAYATTU

Entrando un po’ più nel vivo di questa disciplina vediamo come, nel Kalari, esistano nomi diversi per ogni specifica pratica:

  • kuzhi-kalari, spazio per la pratica
  • nedum-kalari, per l’addestramento dei fanti
  • kurum-kalari, per l’addestramento alla guerriglia
  • anga-kalIari , per i duelli
  • cheru-kalari, per i trattamenti medici
  • kodum-kalari, insegnamento dell’arte del marma-adi (arte dei punti vitali)
  • pu-thara, angolo sud-est del kalari, considerato sacro

Il Kalari non è solo lo spazio fisico dove viene praticata questa disciplina ma anche, in una visione più spirituale, il luogo ove il guerriero può ritirarsi per meditare e compiere la puja, il rito di adorazione, prima di iniziare un combattimento o concentrarsi sullo studio delle forme.

Stili del Kalari-payatDenominazione del Maestro
Vadakkan, stile del nord: la preparazione di base fa uso delle tecniche di gamba e dei salti. La pratica è seguita da popolazioni di ceppo ariano che parlano prevalentemente la lingua Mahalabar; era lo stile dei guerrieri Nair.Gurukkai
Madhya, stile centrale, esoterico, prende spunto dalla filosofia Suft.Ustad
Thekkan, stile del sud, predilige la circolarità dei movimenti. Le preparazione di base fa uso delle tecniche con le braccia. Praticato dalle popolazioni Tamil. Segue la filosofia e la medicina Siddha.Asan

LE TECNICHE DEL KALARIPAYATTU

L’insegnamento del Kalaripayattu inizia con le tecniche di controllo del respiro, detto pranayama, attinte dallo Yoga; in seguito si passa agli esercizi fisici per la flessibilità del corpo e, infine, il guerriero può allenarsi con le armi. Generalmente sono insegnate quattro diverse discipline fondamentali:

  • combattimento a mani nude
  • combattimento con bastoni di bambù
  • combattimento con armi
  • tecniche segrete per colpire i punti vitali, marmo-adi (insegnamento riservato ai prescelti)

Il connubio e l’integrazione degli insegnamenti dell’hatha-yoga nell’arte del Kalari Payat è un mezzo utile per incrementare la flessibilità degli arti e, soprattutto, per raggiungere l’equilibrio interiore attraverso il controllo della mente. Questo punto rappresenta uno degli elementi di contatto fra yoga e questa arte marziale, un concetto che si ripeteva tra gli antichi guerrieri asiatici che si sottoponevano a durissime meditazioni prima di scendere in battaglia. A questo aspetto filosofico si associa la medicina ayurvedica che, grazie ai principi della tradizione indiana, si occupa della guarigione dei praticanti affetti da contratture muscolari, problemi articolari e ferite.

La filosofia Kalari insegna, in modo apparentemente paradossale, che un buon allievo non dovrebbe combattere, ma cercare la pace. La tecnica può avergli anche donato degli strumenti per difendersi o uccidere un nemico, ma il suo Maestro gli avrà trasmesso una filosofia ammantata di pace nella quale l’arte del combattimento verrà impiegata esclusivamente per proteggere la propria incolumità e quella della famiglia in presenza di un pericolo.

Bibliografia

  • D.H. Luijendijk, Kalarippayat: India’s Ancient Martial Art, Paladin Press, Boulder, US, 2005.
  • D.H. Luijendijk, Kalarippayat: The Essence and Structure of an Indian Martial Art, Oprat, 2008.

Foto tratte da: www.cvnkalari.org/ C.V.N. KALARI, Calicut – Kerala, India.

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