Enrico Baccarini & Alberto Baroni
Firenze, IT

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Pranayama
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Il Pranayama

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5 Ottobre 2020
Pranayama

ll Pranayama (controllo ritmico del respiro) è il quarto stadio dello Yoga, secondo lo Yogasutra di Patañjali. Insieme a Pratyahara (ritiro della mente dagli oggetti dei sensi), questi due stati dello Yoga sono conosciuti come gli strumenti per la ricerca interiore (antaranga sadhana) ed insegnano come controllare la respirazione e la mente al fine di liberare i sensi dalla schiavitù degli oggetti di desiderio.

Come sostiene Giuseppe Tucci, uno dei massimi orientalisti del Novecento:

“Nel citta (mente) si alternano cinque modi o stadi: retta conoscenza (pramana), conoscenza errata o illusoria, come quando si prende una conchiglia per un pezzo d’argento, immaginazione (vikalpa), cioè attribuzione di valore reale a cose inconsistenti, sonno (nidra), memoria (smrti). Occorre con l’esercizio arrestare questi modi della mente, facendo tacere le infezioni (klesa) che li alimentano e ci distraggono [….].

Si prescrive quindi l’uso di posture convenienti alla meditazione, il controllo del respiro (pranayama), premessa essenziale, secondo la concezione panindiana, del controllo del pensiero, e la sottrazione dei sensi da ogni influsso dei propri oggetti, per modo che la loro funzione sia ridotta a semplice percezione senza che vi sia partecipazione dell’io (pratyahara)”.

Le fasi del Pranayama

La parola Pranayama è formata da Prana (fiato, respiro, vita, energia, forza) e da Ayama (lunghezza, controllo, espansione). Il suo significato è quindi di controllo ed estensione del respiro.

 Tale controllo si attua durante le classiche quattro fasi:
 
1) inspirazione (puraka)
 
2) pausa respiratoria dopo l’inspirazione (antara kumbhaka)
 
3) espirazione (rechaka)
 
4) pausa respiratoria dopo l’espirazione (bahya kumbhaka)

Le principali tecniche di Pranayama sono le seguenti:

 
1) Ujjayi Pranayama
 
2) Bhastrika Pranayama
 
3) Kapalabhati, esercizi di espirazione forzata
 
4) Sama Vritti Pranayama
 
5) Visama Vrtti Pranayama

La mente si libera e diventa un mezzo adatto per la concentrazione. L’emotività influisce sul ritmo del respiro, il quale diviene poco a poco rapido, poco profondo e incontrollato. Il controllo del respiro è essenziale per conseguire il controllo della mente. Dato che lo scopo dello Yoga consiste nel calmare e controllare la mente, lo Yogi apprende la tecnica del Pranayama per dominare il respiro, in modo da riuscire a controllare i sensi, raggiungere lo stato di Pratyahara e predisporsi per dhyāna (meditazione).


BIBLIOGRAFIA:

– Giuseppe Tucci, “Storia della filosofia indiana”, Laterza, 2012, pag. 80-81

ENRICO BACCARINI & ALBERTO BARONI

https://www.youtube.com/user/EnricoEnigma

 

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