Enrico Baccarini & Alberto Baroni
Firenze, IT

Uno scrittore e un filmmaker, innamorati dell'India e dei viaggi in Asia e dintorni. Con AMAZING JOURNEY ci immergiamo nelle storie, nelle culture e nello spirito dei luoghi più belli d'Oriente: i nostri percorsi si dipanano tra itinerari inesplorati e destinazioni caratterizzate da una grande ricchezza spirituale, storica e antropologica. Viaggia con noi!

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Bishnoi
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BISHNOI – I guardiani della natura da oltre 500 anni

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15 Luglio 2020

Gli ecologisti moderni hanno i loro precursori nell’India di molti secoli fa, uomini pronti a morire per salvare un albero o una foresta e disposti a tutto pur di preservare la salute del mondo animale. Questa che stiamo per raccontarvi è la storia di un gruppo etnico, quello dei Bishnoi, che si immolò per proteggere la natura e le creature che gravitano intorno a essa.

Bishnoi, o Vishnoi, deriva dal vocabolo bish, «venti», e noi, «nove», termini che si inscrivono nel vocabolario del dialetto rajasthani (una forma dialettale dell’hindi). I Bishnoi fanno partedi una comunità vishnuita presente soprattutto nello Stato del Rajasthan, specialmente nelle regioni di Jodhpur e di Bikaner, ma anche in numero esiguo nel vicino Stato dell’Haryana.

La setta fu creata nel XV secolo dal guru Jambeshwar Bhagavan, noto comunemente come Jambaji (1451-1536). Per quanto siano quasi del tutto sconosciuti in Occidente, i Bishnoi sono forse gli ambientalisti più radicali e antichi al mondo. Nella loro peculiare visione essi ritengono che tutti gli animali siano sacri, in modo particolare l’antilope cervicapra, una specie attualmente a rischio di estinzione. Le donne Bishnoi giungono persino a allattare i cuccioli di antilope che rimangono orfani.

La sacralità conferita a questo animale deriva dal fatto che i Bishnoi siano convinti che, dopo la morte, la loro anima si reincarni nel un corpo di un’antilope. Oltre alla dedizione e alla cura del mondo animale, questa setta possiede una lunga tradizione nella salvaguardia del khejri, un tipo di albero per il quale in passato i Bishnoi non hanno esitato a sacrificare la propria vita.

Gli uomini possono essere riconosciuti per il grande turbante bianco che portano in testa, mentre le donne in genere vestono di rosso (o di viola quando si tratta di manifestare il proprio lutto) e portano un grosso anello al naso, una gonna con un punto bianco e una dupatta, ovvero una lunga sciarpa rossa con il bordo verde. Questo gruppo religioso, come accennato, fu fondato nel XV secolo, in un momento storico in cui la regione attorno a Jodhpur patì gli effetti di una forte siccità.

Come ogni tradizione che si rispetti, tutto avvenne grazie ad una illuminazione: un uomo di nome Jambeshwar fece un sogno che gli rivelò come la mancanza d’acqua fosse da collegare all’ingerenza umana nell’ordine naturale. In seguito a questa rivelazione, il saggio elaborò 29 precetti allo scopo di preservare la natura e le sue creature, precetti che proibivano ai membri della setta di uccidere animali, di abbattere alberi e di usare la legna di questi ultimi per le pire (i Bishnoi, a differenza della maggior parte degli hindu, seppelliscono i morti).

Altri comandamenti impongono di fare il bagno al mattino presto, di astenersi dall’oppio, dalla canapa indiana e dall’alcol, di evitare polemiche inutili e di non indossare il blu (probabilmente questo precetto fu creato con l’intento di preservare la pianta dalla quale si ricava la sostanza colorante dell’Indaco). Potremmo quasi scorgere in certe regole una specularità con quelle elaborate della religione Jainista, nonostante la loro genesi sia del tutto diversa. Jambeshwar divenne noto come Guru Jambaji e i suoi seguaci furono battezzati Bishnoi, che appunto significa «29», dal numero dei comandamenti.

I 29 PRECETTI DEI BISHNOI

1) Tees Din Sutak: osserva 30 giorni di sutak – impurità rituale – dopo il parto e che madre e figlio siano in quel tempo esclusi dalle attività casalinghe.

2) Panch Rituvanti Niyaro: durante il ciclo mestruale la donna sia esclusa dalle attività casalinghe per 5 giorni.

3) Sairo Karo Sinan: fai un bagno ogni mattina.

4) Sheel, Santosh, Suchy Piyaro: mantieni il buonumore, sii contento e conserva la purezza e la pulizia.

5) Dwi-Kal Sandhya Karo: prega due volte al giorno (mattina e sera).

6) Sanjk Aarti Gun Gao: canta inni di lode al Signore la sera.

7) Hom Hit, Chit, Preet Su Hoy: fai offerte al sacro fuoco con sentimento di benessere, amore e devozione.

8) Pani, Indhan, Dudh Ne Lije Chhan: usa acqua e latte filtrati e bolliti per renderli liberi da impurità e insetti.

9) Bani Ne lije Chhan: pensa prima di parlare.

10) Ekshma Hirde Dharo: perdona di cuore.

11) Daya Hirde Dharo: sii compassionevole, gentile, comprensivo di cuore.

12) Chori Barjiyo: è proibito rubare o utilizzare beni altrui senza permesso.

13) Ninda Barjiyo: è bandita la critica malevola.

14) Jhuth Barjyio: è proibita la menzogna.

15) Bad Na Karno Koy: non indulgere in inutili controversie/dispute.

16) Amawas Vart Rakhno: digiuna negli Amawas (l’ultimo giorno di luna calante di ogni mese).

17) Bhajan Vishnu Batayo Joy: adora e recita il nome di Vishnu con devozione.

18) Jeev Dala Palany: sii compassionevole verso tutti gli esseri viventi.

19) Runkh Lila Nahi Ghave: non tagliare alberi verdi.

20) Ajar Jare Jeevat Mare: vinci il tuo Ego.

21) Kare Rasoi Hath Su: mangia cibo casalingo, non mangiare cibo cucinato o conservato in maniera impura.

22) Amar Rakhave That: offri rifugio agli animali abbandonati, affinchè questi possano terminare con dignità le loro vite e non venire uccisi.

23) Bail Badhiya Na Karave: non castrare i tori.

24) Amal Su Dur Hi Bhage: non commerciare in oppio.

25) Tamakhu Su Dur Hi Bhage: non fumare nè usare il tabacco e i suoi derivati.

26) Bhang Su Dur Hi Bhage: non consumare o trafficare in narcotici.

27) Madh Su Dur Hi Bhage: non consumare o trafficare in alcolici.

28) Mans Su Dur Hi Bhage: non mangiare carne o cibo che non sia vegetariano.

29) Leel Na Lave Ang: non utilizzare il colore blu-violetto, estratto dalla pianta dell’Indigo ancora verde.

Nel 1730 i Bishnoi misero in atto il loro più celebre sacrificio.

Il maharaja di Jodhpur aveva inviato dei taglialegna nei loro villaggi al fine di abbattere alcuni alberi di Khejri destinati alle fornaci reali. Una donna chiamata Amrita Devi si strinse a uno degli alberi gridando: «Una testa mozzata vale meno di un albero abbattuto». Un boscaiolo la decapitò con l’ascia. Altri Bishnoi seguirono l’esempio di questa donna e si consegnarono ai taglialegna, che alla fine uccisero 363 persone. Un vero massacro.

Il maharaja, dopo aver avuto notizia della strage, decise di proteggere la zona intorno ai villaggi Bishnoi, vietando l’abbattimento di alberi e la caccia di frodo. Il sacrificio di questi uomini e donne risuonò come monito per le genazioni successive a rispettare la vita in ogni sua forma.

Il sito di Khejarli oggi è un tranquillo boschetto di Khejri in cui è stato costruito un tempio a memoria del sacrificio. I Bishnoi continuano a vivere secondo il loro severo codice, difendendo la natura e proteggendo la vita in ogni sua forma.

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